Lavorare nell’educazione non significa soltanto “lavorare con i bambini”
Quando si pensa alla Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione, molte persone immaginano immediatamente un asilo nido.
In realtà la classe di laurea L-19 apre un mondo molto più ampio.
Educazione significa lavorare con:
- bambini;
- adolescenti;
- persone con disabilità;
- adulti;
- anziani;
- famiglie;
- persone migranti;
- persone in condizione di fragilità;
- comunità;
- servizi territoriali;
- enti di formazione;
- terzo settore.
Ed è proprio questa varietà che rende importante scegliere bene l’indirizzo universitario.
All’interno del Corso di Laurea eCampus in Scienze dell’Educazione e della Formazione L-19, attraverso Master Formazione è infatti possibile scegliere tra due percorsi:
Indirizzo generale – Scienze dell’Educazione e della Formazione
👉 https://www.master-formazione.it/corsi/laurea-triennale-scienze-delleducazione-e-della-formazione/
Indirizzo Scienze dell’Educazione della Prima Infanzia
Entrambi appartengono alla classe L-19, ma preparano a prospettive professionali in parte differenti.
Prima di scegliere, bisogna capire cosa fa realmente un educatore
L’educatore non è semplicemente una persona che “sta con gli utenti”.
Il lavoro educativo richiede capacità di:
- osservare bisogni e difficoltà;
- progettare interventi;
- definire obiettivi;
- lavorare in équipe;
- monitorare i progressi;
- coinvolgere famiglie e territorio;
- promuovere autonomia;
- prevenire marginalità ed esclusione;
- valutare l’efficacia degli interventi.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca definisce la classe L-19 come finalizzata alla formazione dell’Educatore professionale socio-pedagogico e dell’Educatore dei servizi educativi per l’infanzia, secondo i percorsi previsti dalla normativa.
Quindi non si tratta di una laurea teorica senza un’identità professionale.
È un percorso direttamente collegato al lavoro educativo.
Due indirizzi, una stessa laurea: qual è la vera differenza?
Questa è la domanda centrale.
Indirizzo generale
È il percorso più trasversale.
Studia l’educazione lungo diverse fasi della vita e prepara a lavorare in molteplici contesti sociali, culturali e formativi.
Il corso affronta discipline:
- pedagogiche;
- psicologiche;
- sociologiche;
- filosofiche;
- antropologiche;
- metodologiche.
L’obiettivo è imparare a progettare e gestire interventi educativi e formativi rivolti a persone e gruppi in contesti differenti.
Indirizzo Prima Infanzia
Mantiene la base pedagogica della L-19, ma approfondisce in maniera specifica l’educazione dei bambini:
da 0 a 3 anni
con particolare attenzione a:
- sviluppo infantile;
- cura educativa;
- gioco;
- autonomia;
- socializzazione;
- rapporto con le famiglie;
- multiculturalità;
- progettazione nei nidi e nei servizi per l’infanzia.
La differenza, quindi, non è soltanto nel nome dell’indirizzo.
È soprattutto nel tipo di lavoro che immagini per il tuo futuro.
Vuoi lavorare in un asilo nido? Attenzione alla scelta dell’indirizzo
Questo è uno dei punti più importanti dell’articolo.
Se il tuo obiettivo preciso è diventare educatore nei servizi educativi per l’infanzia 0-3 anni, non conviene scegliere genericamente una L-19 pensando che qualsiasi curriculum sia automaticamente equivalente.
L’indirizzo Prima Infanzia è strutturato proprio per sviluppare le competenze richieste nei servizi 0-3 e prevede un tirocinio specifico nei servizi educativi per l’infanzia.
Il tema è talmente rilevante che nel 2025 il MUR è intervenuto anche per disciplinare la situazione degli educatori già in possesso di una L-19 ma privi dello specifico indirizzo richiesto per i servizi 0-3.
In altre parole:
se sai già che vuoi lavorare nei nidi, scegliere fin dall’inizio l’indirizzo corretto è molto più semplice che dover integrare successivamente il percorso.
Il settore della Prima Infanzia ha un problema enorme: servono più servizi e più personale
Qui arriviamo a un dato particolarmente interessante.
Secondo ISTAT, nell’anno educativo 2023/2024 in Italia erano attivi:
14.570 nidi e servizi integrativi per la prima infanzia
con circa:
378.500 posti autorizzati
in crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente.
Ma l’offerta è ancora insufficiente.
In Italia ci sono infatti circa:
31,6 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni
contro un obiettivo europeo del 45% entro il 2030.
Significa che il sistema italiano dovrà continuare ad ampliare l’offerta.
E più nidi significano anche bisogno di nuovi educatori.
Quanto personale potrebbe servire nei prossimi anni?
Questo è forse uno dei dati più importanti per chi sta valutando oggi questa laurea.
Secondo il rapporto ISTAT sui servizi educativi per l’infanzia, il raggiungimento degli obiettivi di ampliamento dei posti potrebbe richiedere:
tra 23.700 e 24.900 unità di personale educativo aggiuntivo a tempo pieno equivalente
rispetto a un comparto attualmente stimato tra circa 63.400 e 68.400 educatrici ed educatori.
Non significa che domani verranno pubblicati 25.000 concorsi.
Significa però che l’espansione strutturale del sistema dei servizi 0-3 genera un fabbisogno professionale concreto.
Per chi sceglie oggi l’indirizzo Prima Infanzia, è un dato da tenere seriamente in considerazione.
E al Sud? La necessità di nuovi servizi è ancora maggiore
Il dato nazionale nasconde fortissime differenze territoriali.
Nel 2023/2024 i posti disponibili erano mediamente:
- 40,4 ogni 100 bambini al Centro
- 39,1 nel Nord-est
- 36,6 nel Nord-ovest
- appena 19,0 nel Sud
- 19,5 nelle Isole
con l’eccezione della Sardegna.
Questo significa che proprio nel Mezzogiorno esiste ancora un enorme spazio di crescita dei servizi.
Se gli investimenti riusciranno a trasformarsi in strutture operative, serviranno non soltanto edifici.
Serviranno persone qualificate per farli funzionare.
Una curiosità importante: quasi 6 nidi su 10 hanno bambini in lista d’attesa
ISTAT rileva che il 59,5% dei nidi presenta bambini in lista d’attesa.
La percentuale sale addirittura al:
68,9% nei servizi pubblici.
Questo dato dimostra che la domanda delle famiglie è ancora superiore all’offerta disponibile.
Il nido non viene più considerato soltanto un servizio di custodia.
È sempre più riconosciuto come:
- servizio educativo;
- sostegno alla genitorialità;
- strumento di conciliazione lavoro-famiglia;
- opportunità di sviluppo cognitivo e sociale;
- strumento contro le disuguaglianze precoci.
Perché i primi tre anni sono così importanti?
Nei primi anni di vita avviene una parte straordinariamente intensa dello sviluppo:
- linguistico;
- motorio;
- cognitivo;
- emotivo;
- sociale.
L’educatore non deve quindi semplicemente “sorvegliare” i bambini.
Deve saper progettare ambienti e attività che favoriscano:
- esplorazione;
- sicurezza;
- relazione;
- autonomia;
- creatività;
- gioco;
- sviluppo dell’identità.
Ed è proprio qui che formazione universitaria e professionalità fanno la differenza.
Indirizzo generale: gli sbocchi vanno molto oltre l’infanzia
Se invece non vuoi limitarti al settore 0-3, l’indirizzo generale offre una prospettiva più ampia.
Il laureato può orientarsi verso contesti come:
- comunità educative;
- servizi territoriali;
- strutture per minori;
- centri di aggregazione;
- servizi per persone con disabilità;
- servizi per anziani;
- comunità per migranti;
- progetti contro dispersione e marginalità;
- formazione professionale;
- servizi per l’impiego;
- terzo settore;
- cooperative sociali;
- Pubblica Amministrazione;
- progettazione educativa.
La pagina del corso eCampus evidenzia proprio la possibilità di operare nei servizi educativi, culturali, territoriali, nelle istituzioni formative e nel terzo settore.
Educatore socio-pedagogico: una professione sempre più definita
È importante sapere che negli ultimi anni la figura dell’educatore è diventata molto più riconoscibile anche sul piano normativo.
La qualifica di Educatore professionale socio-pedagogico è collegata alla classe di laurea L-19.
Questa figura può lavorare in numerosi servizi educativi e socio-educativi lungo tutto l’arco della vita.
È quindi molto diversa da un profilo generico di “operatore sociale”.
Dietro il lavoro educativo ci sono competenze specifiche di:
- pedagogia;
- progettazione;
- valutazione;
- osservazione;
- relazione d’aiuto;
- inclusione;
- gestione dei gruppi.
Attenzione a due equivoci molto frequenti
Sul web circolano spesso informazioni imprecise.
Con la L-19 si diventa Assistente Sociale?
No.
Per esercitare la professione di Assistente Sociale esistono uno specifico percorso universitario e le relative procedure professionali.
Una laurea L-19 non deve quindi essere scelta pensando che permetta automaticamente di esercitare come Assistente Sociale.
Con la L-19 posso insegnare nelle scuole superiori?
Anche qui bisogna fare attenzione.
La L-19 da sola non costituisce normalmente il titolo sufficiente per accedere all’insegnamento nella scuola secondaria.
Chi vuole costruire un percorso verso l’insegnamento dovrà verificare:
- laurea magistrale necessaria;
- classe di concorso;
- CFU richiesti;
- percorso di abilitazione previsto dalla normativa vigente.
È quindi meglio considerare la L-19 come una laurea professionalizzante nell’area educativa e come possibile primo gradino verso ulteriori studi.
E il pedagogista?
Educatore e pedagogista non sono la stessa figura.
Con la triennale L-19 si costruisce principalmente il profilo dell’educatore socio-pedagogico.
Per il percorso professionale del pedagogista occorre invece proseguire verso una laurea magistrale appartenente alle classi previste dalla normativa, tra cui LM-50, LM-57, LM-85 o LM-93 secondo i requisiti applicabili.
Questa può essere un’ottima strategia per chi vuole arrivare a ruoli con maggiore responsabilità nella:
- progettazione;
- consulenza;
- coordinamento;
- supervisione;
- direzione di servizi educativi.
Quanti laureati L-19 trovano lavoro?
I dati AlmaLaurea permettono di avere una fotografia interessante.
Per i laureati eCampus della classe L-19, nell’indagine 2025 aggiornata ad aprile 2026, il tasso di occupazione a un anno risulta pari al:
54,8%
mentre considerando l’indicatore calcolato sulle forze di lavoro la quota di occupati raggiunge:
83,4%.
Un altro dato particolarmente significativo è che:
il 72,5% degli occupati dichiara di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite con la laurea.
Questo suggerisce una buona coerenza tra formazione e lavoro svolto.
Molti studenti decidono anche di continuare
La L-19 può essere sia un titolo per entrare nel mercato del lavoro sia una base per proseguire.
Nei dati AlmaLaurea eCampus, circa:
41,8% dei laureati risulta iscritto a un corso di secondo livello a un anno dalla laurea.
Questo riflette la doppia natura della laurea:
entrare subito nei servizi educativi
oppure
continuare verso una specializzazione magistrale.
Quanto guadagna un educatore in Italia?
È una delle domande più frequenti.
Ed è importante rispondere senza creare false aspettative.
Non esiste uno “stipendio dell’educatore” uguale per tutti.
La retribuzione varia in base a:
- settore pubblico o privato;
- contratto applicato;
- cooperativa;
- numero di ore;
- esperienza;
- territorio;
- responsabilità;
- tipologia di servizio.
Secondo i dati aggiornati di Indeed, nell’ottobre 2026 lo stipendio base medio dichiarato per un educatore in Italia è di circa:
1.141 euro al mese
su circa 5.800 retribuzioni rilevate.
La stessa fonte evidenzia forti differenze territoriali: ad esempio circa 1.606 euro mensili a Reggio Emilia, 1.388 euro a Torino e 1.346 euro a Monza.
Sono dati indicativi, non uno stipendio contrattuale garantito.
Cosa dicono invece i laureati eCampus?
AlmaLaurea rileva per i laureati L-19 eCampus occupati a un anno una retribuzione mensile netta media di circa:
1.035 euro
con una soddisfazione media per il lavoro svolto pari a:
8,2 su 10.
È importante interpretare questi valori con cautela: a un anno dalla laurea molti giovani lavoratori sono ancora all’inizio della carriera e possono avere rapporti part-time o temporanei.
Lo stipendio può crescere?
Sì.
Il reddito può aumentare nel tempo attraverso:
- anzianità;
- lavoro nel settore pubblico;
- concorsi;
- aumento delle ore;
- coordinamento di servizi;
- specializzazioni;
- laurea magistrale;
- incarichi progettuali;
- responsabilità organizzative.
Un laureato che rimane educatore operativo e un professionista che diventa coordinatore pedagogico dopo anni di esperienza avranno percorsi economici molto differenti.
Quale indirizzo offre più lavoro?
La risposta non è:
“uno è migliore dell’altro”.
Dipende dal settore.
Prima Infanzia
È più specifico e particolarmente strategico se vuoi lavorare in:
- nidi;
- micronidi;
- nidi aziendali;
- servizi integrativi 0-3;
- centri bambini-famiglie;
- servizi educativi per la prima infanzia.
Indirizzo generale
È più trasversale e può essere preferibile se vuoi mantenere aperte più strade verso:
- minori;
- disabilità;
- comunità;
- inclusione;
- anziani;
- formazione;
- terzo settore;
- servizi territoriali.
Il test più semplice per capire quale scegliere
Prova a rispondere a questa domanda.
“Con quale tipo di persona mi immagino di lavorare ogni giorno?”
Se rispondi:
“Bambini molto piccoli e famiglie.”
l’indirizzo Prima Infanzia è probabilmente quello più coerente.
Se invece pensi:
“Non voglio specializzarmi soltanto nello 0-3. Mi interessano anche adolescenti, adulti, fragilità e servizi sociali.”
il percorso generale può offrirti maggiore flessibilità.
Il tirocinio fa davvero la differenza
Una delle differenze concrete tra i due curriculum riguarda proprio il tirocinio.
Nel percorso Prima Infanzia sono previsti 10 CFU di tirocinio infracurriculare, con una parte diretta da svolgere nei servizi educativi per l’infanzia e una parte indiretta dedicata alla progettazione e rielaborazione dell’esperienza.
La pagina Master Formazione specifica inoltre un percorso operativo composto da:
- 150 ore di tirocinio diretto
- 100 ore di tirocinio indiretto, di cui 40 sincrone con docenti dell’Ateneo.
Per chi vuole lavorare con bambini 0-3, questa esperienza non è soltanto un obbligo universitario.
È il primo vero contatto con la professione.
Studiare online significa poter conciliare università e lavoro
Entrambi i percorsi sono proposti attraverso l’Università eCampus.
La modalità telematica è particolarmente interessante per:
- lavoratori;
- genitori;
- persone che vivono lontano da una sede universitaria;
- professionisti che vogliono riqualificarsi;
- chi vuole organizzare lo studio secondo i propri tempi.
La didattica viene gestita online e gli esami possono essere sostenuti, secondo le modalità attualmente previste, anche interamente online oppure presso una sede eCampus.
Le sedute di laurea prevedono sedi eCampus distribuite sul territorio nazionale, tra cui Palermo, Catania, Napoli, Roma, Bari, Padova e altre città.
Quanto costa la laurea attraverso Master Formazione?
Qui c’è una differenza importante rispetto all’iscrizione ordinaria.
La retta annuale pubblicata sulle pagine Master Formazione è:
€5.500
€2.856 all’anno
comprensivi delle tasse indicate, se pagati in unica soluzione. È inoltre disponibile la rateizzazione secondo le condizioni previste, con relativo costo di gestione.
Questo vale sia per:
Scienze dell’Educazione e della Formazione
sia per:
Scienze dell’Educazione della Prima Infanzia
Non scegli soltanto una laurea: scegli il tipo di problemi che vorrai aiutare a risolvere
Questo è forse il modo migliore per interpretare la L-19.
L’educatore lavora nei punti in cui una persona incontra una difficoltà nella propria crescita, autonomia o partecipazione sociale.
Può essere:
un bambino che sta imparando a separarsi dalla famiglia al nido;
un adolescente in comunità;
una persona con disabilità che deve sviluppare autonomia;
un adulto in situazione di marginalità;
un anziano che rischia isolamento;
una famiglia che ha bisogno di sostegno educativo.
Dietro contesti molto differenti esiste una stessa domanda:
“Come possiamo aiutare questa persona a crescere, partecipare e diventare più autonoma?”
È questa la domanda professionale dell’educatore.
L’Intelligenza Artificiale sostituirà gli educatori?
È una domanda interessante proprio nel 2026.
L’AI può automatizzare:
- documentazione;
- analisi di dati;
- preparazione di materiali;
- alcune attività formative.
Ma è molto più difficile automatizzare:
- relazione;
- osservazione;
- empatia;
- gestione dei conflitti;
- costruzione della fiducia;
- lavoro con famiglie;
- interpretazione del comportamento;
- progettazione educativa individualizzata.
L’educazione è una delle professioni nelle quali la componente umana rimane centrale.
La tecnologia probabilmente cambierà il modo di lavorare degli educatori.
Molto meno probabile che elimini il bisogno di educatori.
Prima Infanzia: un settore piccolo solo apparentemente
Ci sono meno bambini rispetto al passato.
Potrebbe quindi sembrare che servano meno educatori.
Ma questa conclusione sarebbe troppo semplice.
L’Italia parte da una disponibilità di servizi educativi ancora insufficiente e deve aumentare la copertura, soprattutto nel Mezzogiorno.
È quindi possibile che:
diminuiscano i bambini ma aumenti contemporaneamente la percentuale di bambini che frequentano i servizi educativi.
Ed è proprio questo processo che genera domanda di nuove strutture e personale.
Pubblico o privato?
Entrambi.
Nel sistema della prima infanzia convivono:
- servizi comunali;
- servizi affidati a cooperative;
- strutture private;
- servizi convenzionati;
- enti del terzo settore.
ISTAT rileva che il 66,6% dell’offerta complessiva dei servizi per l’infanzia è privata, mentre una parte rilevante dei servizi pubblici viene gestita attraverso enti privati, soprattutto non profit.
Questo significa che il mercato del lavoro non coincide soltanto con i concorsi comunali.
Esiste un ecosistema molto più ampio.
E dopo la triennale?
Le possibilità sono almeno due.
Entrare nel lavoro
Sfruttando direttamente il titolo L-19 nei contesti compatibili con il proprio curriculum.
Continuare con una magistrale
Per approfondire aree come:
- pedagogia;
- coordinamento dei servizi;
- formazione degli adulti;
- progettazione educativa;
- consulenza pedagogica.
La scelta dipende dal ruolo professionale a cui si vuole arrivare.
Confronto rapido: quale indirizzo scegliere?
| Caratteristica | Indirizzo generale | Prima Infanzia |
|---|---|---|
| Classe | L-19 | L-19 |
| Durata | 3 anni | 3 anni |
| Focus | Educazione lungo l’arco della vita | Bambini 0-3 anni |
| Nidi e micronidi | Non è il focus specifico | Sì, focus principale |
| Comunità e servizi sociali | Sì | Possibili, ma percorso più specializzato |
| Disabilità e marginalità | Sì | Presenti nella formazione |
| Terzo settore | Sì | Sì |
| Tirocinio specifico 0-3 | No | Sì |
| Ideale per | Chi vuole più sbocchi educativi | Chi vuole lavorare nella prima infanzia |
5 cose da sapere prima di iscriversi
1. L-19 non significa automaticamente “maestro”
È una laurea dell’area educativa, non la Laurea in Scienze della Formazione Primaria.
2. Educatore e pedagogista non sono sinonimi
Il pedagogista richiede una formazione magistrale specifica.
3. Per lavorare nei servizi 0-3 l’indirizzo conta
Se il tuo obiettivo sono nidi e micronidi, scegli un percorso specificamente orientato alla Prima Infanzia.
4. Gli stipendi iniziali non sono elevatissimi
Ma settore pubblico, esperienza, specializzazione e responsabilità possono modificare sensibilmente la retribuzione.
5. È un mercato con domanda strutturale
L’espansione dei servizi per l’infanzia e il bisogno di interventi educativi nelle fragilità mantengono elevata l’importanza sociale della professione.
FAQ
Che laurea serve per diventare educatore?
La classe L-19 è il percorso universitario di riferimento per la figura dell’Educatore professionale socio-pedagogico.
Quale laurea scegliere per lavorare al nido?
È opportuno scegliere un curriculum L-19 specificamente strutturato per i servizi educativi per l’infanzia, come l’indirizzo Prima Infanzia.
Quanto guadagna mediamente un educatore?
Indeed rileva nell’ottobre 2026 una retribuzione media di circa 1.141 euro mensili, con differenze significative per territorio, esperienza e contratto.
Ci sono possibilità lavorative nella Prima Infanzia?
ISTAT stima che l’espansione dei servizi potrebbe richiedere fino a circa 23.700-24.900 unità aggiuntive di personale educativo equivalente a tempo pieno.
Quanti posti nei nidi ci sono oggi in Italia?
Nell’anno educativo 2023/2024 erano disponibili quasi 378.500 posti, pari a 31,6 ogni 100 bambini 0-2.
Posso studiare online?
Sì. I percorsi eCampus sono organizzati in modalità telematica e le pagine dei corsi indicano anche la possibilità di sostenere gli esami online secondo le modalità vigenti.
Quanto costa attraverso Master Formazione?
La retta promozionale pubblicata è di €2.856 annui rispetto alla retta ordinaria indicata di €5.500, con possibilità di rateizzazione alle condizioni previste.
Conclusione: non scegliere tra due nomi. Scegli tra due futuri professionali.
La domanda non dovrebbe essere:
“Quale dei due corsi è più facile?”
La domanda dovrebbe essere:
“Con chi voglio lavorare quando avrò finito?”
Se ti immagini all’interno di un nido, accanto a bambini molto piccoli e alle loro famiglie, lavorando su sviluppo, gioco, autonomia e relazioni:
scegli l’indirizzo Prima Infanzia.
Se invece vuoi costruire un profilo educativo più trasversale e lavorare con minori, adulti, persone fragili, comunità, disabilità, formazione e terzo settore:
valuta l’indirizzo generale Scienze dell’Educazione e della Formazione.
👉 https://www.master-formazione.it/corsi/laurea-triennale-scienze-delleducazione-e-della-formazione/
Entrambi conducono alla classe L-19.
Ma il curriculum scelto può influenzare concretamente ciò che potrai fare dopo.
Ed è proprio per questo che la scelta dovrebbe partire non soltanto dagli esami da sostenere.
Dovrebbe partire dalla vita professionale che immagini tra tre, cinque o dieci anni.